Il critico

La mappatura dei soggetti musicali giovanili del Veneto è stata tentata più volte in passato, senza mai raggiungere criteri soddisfacenti, un po’ per limiti interni alla ricerca limitata a singole aree, un po’ perchè la situazione sfugge a una catalogazione attendibile perchè troppo mobile e variabile in tempi brevi. Una cosa è certa. Che tirare le somme ogni tanto è utile, soprattutto da parte delle istituzioni che non hanno in genere il polso della situazione, non riescono a valutarne dimensioni, importanza, valori anche economici diretti e per indotto. Questo perché ai giovani che si interessano di musica, solitamente interessa prevalentemente fare musica, meno di seguire gli sfuggenti e spesso complessi meccanismi della burocrazia o della comunicazione.

Ma quando questi conti vengono fatti danno di solito risultati sorprendenti.
È noto che nel dopoguerra, il movimento musicale giovanile ha letteralmente accompagnato e talvolta provocato i mutamenti sociali culturali e politici dell’intero mondo occidentale.
In Gran Bretagna i Beatles sono diventati baronetti non tanto per meriti artistici quanto per aver risollevato con le esportazioni le casse dello Stato affamato dalla guerra. E i Beatles erano ragazzi che hanno concluso la loro attività insieme prima di compiere i trent’anni.
Negli anni Settanta la musica è diventata il primo media per il mondo giovanile e una forma di comunicazione a cui pochi potevano sottrarsi.
Di musica si sono nutrite le prime radio private, poi la generazione al computer, in una rincorsa continua all’innovazione.

Anche in tempo di crisi il binomio musica-giovani continua ad essere forte, anche se non possiamo più contare le centinaia di gruppi studenteschi formati in ogni città del Veneto, nè le possibilità di occupare a basso costo spazi adatti a conservare gli strumenti e ritrovarsi a provare.

Ma non è solo questione di divertimento.
La musica è il linguaggio dell’universo, ed è linguaggio universale. Comunica senza parole, supera dialetti, divisioni, razze, diffidenze. E mette in moto meccanismi sociali di condivisione e di crescita.
Suono dunque sono. Con la musica sono costretto a confrontarmi, a rispettare, a studiare, a creare, innovare, seguire e sovvertire regole, conoscere il passato, descrivere il presente, immaginare il futuro, usare le parole, le rime, la ritmica del linguaggio, esprimere sentimenti, dare struttura al pensiero, al linguaggio, alla comunicazione. È una delle più belle e utili attività umane, che riesce inoltre a dare e procurare piacere con vari livelli di sforzo e di conoscenza.
È un’attività artistica che può avere diversi piani di lettura e di apprendimento, alti o bassi, che producono eguale soddisfazione.
Certo è più facile imparare una tecnica blues che non a suonare Mozart correttamente. Certo l’hip hop non prevede la conoscenza delle armonie del jazz. Certo la complessità dell’Opera non è quella di una canzone rock. Ma la musica come la vita è fatta di tante sfumature, di diversi modi di espressione. Ognuno trova quello che più gli è consono, senza perdersi in distinzioni di generi o valori.
Se guardiamo all’intrattenimento musicale e alla musica giovanile poi, il Veneto è territorio fertilissimo. Qui è nato, si è precorso o si è sviluppato quasi tutto nel dopoguerra italiano, dalla musica da night, alla canzone colta, il beat, il “progressive”, il blues italiano, il folk, il rock, la contaminazione reggae, la dance elettronica, per non dimenticare il jazz, la canzone d’autore, l’hip hop, la musica da film. Donaggio, Quirinetta, Patty Pravo, Orme, Sartori, Toffoletti, Fasoli, Pitura Freska, Quarantotto, Marton, Spiller, Masin, punte di diamante di un panorama vasto e ricco come pochi, che serve un pubblico interessato e pronto a macinare chilometri, nipoti con i nonni, per ascoltare qualcosa di diverso e che ha mosso le emozioni.
La musica giovanile ha una caratteristica che la rende unica e fondamentale. Come poche altre cose fotografa l’anima dell’esistente, descrive e interpreta con passione la contemporaneità. Magari in maniera grezza e veloce, altre volte in maniera colta e ricercata.
Piaccia o no, quel che ne esce, in qualche modo, siamo noi.

Giò Alajmo