Veneto + Jazz

Ho sempre vissuto il mio ruolo di direttore artistico come una posizione privilegiata per fornire ai giovani musicisti l’opportunità di esprimere il proprio lavoro. E negli anni sono stati tanti i cartelloni che hanno ospitato progetti di artisti emergenti, alcuni con poco seguito, altri con successo, confermando intuizioni e qualche visione. Un approccio originale, un sound inedito, una sfumatura ricercata, anche solo un nuovo modo di porsi sul palco, mescolando altri linguaggi (immagini, parole…) a volte sono bastati per decidere di scommettere su coloro che poi sono entrati stabilmente nella nostra programmazione, e hanno inciso dischi e girato l’Italia e l’Europa con il loro tour o in formazioni celebri… I loro nomi non hanno spopolato in classifica. I festival jazz non sono un talent show e il genere non raccoglie pubblici oceanici, ma credo che li abbiamo aiutati a costruire una professione basata sui propri studi e inclinazioni.

Anche l’attività più che ventennale del Summer Jazz Workshop è stata e continua ad essere bacino di qualche scoperta e inizio di carriere nella musica. Una borsa di studio per la New School di New York, la magia di un incontro con un docente internazionale, anche solo l’esibizione live in pubblico, possono essere scintille per decidere di fare della musica il proprio lavoro.

Esistono numerose occasioni per la “musica giovanile” e credo che il panorama veneto sia ricco di esperienze e di iniziative. Il problema, forse, è incanalare queste forze, e dare loro opportunità più concrete di una esibizione a titolo gratuito. Intendo spazi adeguati, cartelloni professionali, collegamenti internazionali, che solo operatori del settore qualificati sono in gradi di creare.

Questa pubblicazione, la cui stesura è stata affidata alla nostra organizzazione in quanto osservatrice previlegiata dei movimenti musicali del territorio, è solo un punto di partenza, al quale devono seguire una interpretazione dei dati e di conseguenza strategie di intervento politiche e culturali.

Quali? E come renderle efficaci in epoca di ristrettezze di finanziamenti pubblici? Evitando contributi parcellizzati, ma puntando al sostegno di progetti che privilegino formazione qualificata, internazionalizzazione, circuitazione in rete e non da ultimo eventi interessanti non solo per i protagonisti, ma anche per il pubblico, puntando quindi ad una vera offerta di spettacolo.

In questo senso la promozione della musica giovanile può essere il risultato dell’integrazione fra sostegno pubblico, espresso in strutture, mezzi, spazi adeguati alla elaborazione culturale, e l’iniziativa privata delle organizzazioni che si occupano di spettacolo e che con la loro creatività sondano linguaggi e creano eventi sempre diversi.

Ho la sensazione che per il Veneto, e così per tutta l’Italia, basterebbe davvero poco per rendere questa produzione un punto di forza, con risvolti positivi non solo in ambito culturale, ma anche in merito a politiche giovanili e occupazionali.

Credo, infine, che sia un dovere coltivare i sogni dei nostri figli e fare in modo che possano almeno immaginare un futuro costruito sulle proprie passioni.

Giuseppe Mormile
Presidente di Veneto Jazz