Veneto Jazz

Miles Davis

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Il Colore di Miles 06

MILES DAVIS PITTORE IN SCENA ALLA FENICE DI VENEZIA
In occasione dell'80. anniversario, Veneto Jazz firma un cartellone di concerti, mostre e conferenze.
A Bassano del Grappa esposta la discografia completa del musicista in un percorso tutto da ascoltare.

 

Nell'ambito delle celebrazioni di Miles Davis, nell'ottantesimo anniversario dalla nascita e a 15 anni dal suo ultimo concerto italiano di Castelfranco Veneto, l'associazione Veneto Jazz, in collaborazione con la Regione del Veneto e con il sostegno di Fondazione Banca Antonveneta e Vodafone, firma al Teatro La Fenice di Venezia la mostra dedicata alla produzione artistica del musicista "Il Colore di Miles Davis - dipinti, disegni, video", curata da Chiara Bertola e in programma dal 10 giugno al 31 luglio. La mostra, ospitata nel tempio della musica mondiale, fa parte di un più ampio programma dedicato al grande musicista, che prevede concerti, altri eventi espositivi, un simposio e la presenza di testimonial eccellenti e che interessa per tutta l'estate diverse città del Veneto.

 




A partire dal 1980 Miles Davis rivolge la sua attenzione anche al linguaggio della pittura portando così sulla tela e sulla carta la riflessione sulla musica e i suoi ritmi. Autodidatta, comincia dipingendo sulle tele grandi figure stilizzate e sinuose, ispirandosi alle immagini delle maschere tribali e all'arte africana. Si tratta di una vasta serie di quadri di grandi formati, dipinti con acrilici, pastelli e matita. L'allestimento della mostra vuole restituire attraverso un percorso 'ritmato' dei quadri - esposti in tutti gli spazi di accesso alle sale da concerto: dall'atrio centrale al foyer, lungo gli scaloni di via, alle gallerie, al caffè, alle sale 'Apollinee', per cercare di suggerire l'immagine così complessa della creatività di Miles Davis. La mostra inoltre sarà accompagnata da una serie di video-proiezioni del musicista in concerto e dal suo suono diffuso in tutto lo spazio del teatro. Scrive la curatrice Chiara Bertola: "In altre parole, Davis non si limita a mettere in pittura i suoni del suo jazz, ma entra in una nuova forma estetica e cerca una sua originalità, in evoluzione costante rispetto al tentativo di catalogare tutto come un semplice esercizio di stile. Una contaminazione tra la musica e la pittura, due linguaggi diversi ma secondo linee che Davis sviluppa tenendo vicine inedite rassomiglianze". E ancora: "Se si osservano bene i suoi quadri, l'energia che li ha generati risulta chiaramente ben contenuta dentro una precisa architettura che non ha nulla di casuale. Dal linguaggio espressionista fatto di colori sgargianti dei primi quadri, Davis passa a composizioni in cui ai colori è stato attribuito quasi un compito corrosivo e acido. Le forme - che certamente vedono quelli del graffitismo di quegli anni - non sono però segni infantili ma piuttosto figure dense e cariche di tensione e di ritmo. La sua maturazione artistica prosegue affermandosi con una cifra originale che lo porta ad inserire elementi mutuati dalla cultura africana, quasi nel tentativo di ribadire quello che tanto tempo prima (sono gli anni '60) aveva affermato nella sua musica, vale a dire il ritmo degli africani contro quello degli occidentali, che avevano sempre cercato di eliminare quella cifra per non sembrare africani: "ma cominciavo ad imparare che il ritmo e' come un respiro" ricorda Davis in quegli anni e questo stesso concetto lo riprende decenni più tardi, ponendolo al centro della sua pittura. Quello che capisce e conquista attraverso il linguaggio della musica, Davis lo afferma e fa valere anche nella pittura, pur rispettando le diverse caratteristiche linguistiche". Anche il libro pubblicato in occasione della mostra vuole ricomporre la straordinaria personalità artistica del musicista. Le immagini pittoriche e grafiche dei suoi quadri sono infatti integrate da un'approfondita e aggiornata discografia davisiana. Oltre agli interventi dei curatori (Chiara Bertola per la parte "artistica"; Enrico Merlin per la parte "scientifico-discografica"), gli altri contenuti del libro provengono da formazioni culturali e linguaggi diversi proprio per rompere quei confini entro cui Davis non era mai voluto stare: Enrico Palandri, affermato scrittore e autore di libri di successo editi da Feltrinelli, firmerà un racconto scritto come un'improvvisazione musicale; Franco Fayenz, penna prestigiosa della critica jazzistica italiana, ricorderà da testimone il contestato concerto di Miles Davis alla Fenice nel 1971; Matteo De Vittor, giovane curatore e critico di arte contemporanea, racconterà come l'icona Davis attraverso la sua forza e genialità sia riuscita ad arrivare intatta fino alle nuove generazioni.


Il catalogo funge anche da guida al percorso sonoro della mostra audiovisiva "I Suoni di Miles Davis" che si terrà dal 24 giugno al 31 luglio a Palazzo Agostinelli di Bas

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